di Massimiliano Curzi
Il Web fa saltare il bavaglio imposto dalla politica all’informazione. Giovedì 25 marzo, la trasmissione di Michele Santoro dal Paladozza di Bologna ha raggiunto picchi di oltre tre milioni di ascoltatori, tra radio, tv locali e streaming on line. Solo via Web, 125.000 accessi unici contemporanei riducono in briciole l’irrisoria manifestazione del sabato precedente in piazza S. Giovanni a Roma, dove hanno pasturato con la consueta insolenza – e l’ormai fatidica corte dei miracoli al seguito – poco più di 100.000 persone, contrabbandate per un milione a dispetto delle dichiarazioni ufficiali della Questura locale (che, fino a prova contraria, dipende dallo stesso Ministero dell’Interno).
Il punto non è la condivisione o meno delle idee espresse da Santoro & Travaglio (peraltro, molto meno uniti di quanto sembra, come si è visto nelle settimane scorse). In gioco è la legittimità di una classe politica ad impronta sempre più personalistica, che pretende di fare il bello e il cattivo tempo sull’informazione, proprio mentre il Garante ne sanziona i TG per l’eccessivo spazio tributato a chi ne rivendica ormai il totale controllo al di fuori delle pur minime regole del gioco.
Così, la risposta mediatica e popolare è suonata come un vero e proprio contrappasso: contro chi, come l’ex ministro Giuliano Urbani, ha partorito la legge più liberticida per l’informazione via Web; contro quanti, come l’ex ministro Martino e l’attuale ministro Tremonti, giubilavano sui fasti della globalizzazione e dei paradisi fiscali, salvo presentarsi all’indomani della crisi come i loro più strenui antagonisti, l’unica seria forma di globalizzazione rimasta in piedi – cioè il World Wide Web – ha dimostrato senza mezzi termini che finalmente il re è nudo. E che si è anche rifatto.
Posted from Rome, Lazio, Italy.







di Massimiliano Curzi
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